Descrizione
Sinossi:
“Luigi Capuana e Gesualdo Bufalino a Cava d’Ispica. Eros e Thanatos tra letteratura e archeologia” è un viaggio insolito alla scoperta di questo territorio che suggerì, tanto all’immaginario di Capuana quanto a quello Bufalino, una compresenza di Eros e Thanatos che trovò espressione nel racconto di scene di seduzione e di incontro con il limen tra viventi e anime dei defunti, ambientate proprio tra gli aggrottati di Cava d’Ispica, laddove vita e morte hanno convissuto in naturale ciclicità.
Per Gesualdo Bufalino Cava d’Ispica “è una valle lunga e magra…” (La luce e il lutto, Palermo 1988) e per Luigi Capuana qui “…enormi grotte trogloditiche spalancavano le vere bocche” (Profumo, Ispica 2016). Un canyon, profondo e selvaggio, una voragine impenetrabile; una forra sprofondata nel tavolato roccioso della Sicilia mediterranea, fra Modica e Ispica: questa valle ricca di vegetazione è la Cava d’Ispica. Qui, dalla preistoria fino al medioevo, si sono succeduti villaggi e necropoli dell’antica età del Bronzo (a Baravitalla, a Calicantorre, al Fortilizio di Ispica), del periodo greco, cimiteri cristiani (catacomba della Larderia, ipogei del Camposanto), chiese bizantine, (San Pancrati), e medievali (Santa Maria, Grotta dei Santi, San Nicola). Ogni abitato ha lasciato tracce indelebili di monumenti e città, alcune scavate nella roccia (il Castello rupestre), altre costruite sull’altopiano (a San Pancrati) e sugli speroni di sbarramento, come nel Fortilizio di Ispica, dove l’abitato medievale fu distrutto dal terremoto del 1693. Cava d’Ispica fu luogo della memoria europea: Houel, de Saint Non, Parthey hanno consacrato a questa valle pagine fra le più intense della letteratura del viaggio in Sicilia fra il Settecento e l’Ottocento. Gli abitanti del luogo sono apparsi ai visitatori veri epigoni di ancestrali popoli primitivi che abitavano le grotte scavate nei fianchi della valle. Oltre agli archeologi e agli storici, questo paesaggio antropizzato, che per Paolo Orsi era una delle “meraviglie della Sicilia”, “un paesaggio selvaggio e romito”, è rimasto anche nella memoria di due scrittori siciliani: Luigi Capuana e Gesualdo Bufalino.
Il volume riporta brani di Bufalino tratti da “Argo il cieco” e “La luce e il lutto”, e brani di Capuana tratti da “Profumo”. I brani sono compendiati dalle analisi letterarie e archeologiche di Giovanni di Stefano ed Evelina Barone. Accompagna la narrazione un vasto apparato fotografico a cura di Antonino Lauretta. L’introduzione a Capuana è a cura della Prof.ssa Rosalba Galvagno, quella a Bufalino è a cura del Prof. Giuseppe Traina. La Prefazione è a firma della Presidente del Libero Consorzio Comunale di Ragusa Prof.ssa Maria Rita Schembari.







